Buon giorno a tutte neo mamme, Oggi corro in vostro aiuto proprio nel momento più critico, cioè il momento in cui si torna  a casa e ci si rende conto che le notizie che ci sono state date all’ospedale sono pressoché insufficienti. Il momento in cui ci si rende conto che non si ha molto […]

Buon giorno a tutte neo mamme,

Oggi corro in vostro aiuto proprio nel momento più critico, cioè il momento in cui si torna  a casa e ci si rende conto che le notizie che ci sono state date all’ospedale sono pressoché insufficienti. Il momento in cui ci si rende conto che non si ha molto tempo per reperire le informazioni che rispondano ai dubbi.

Il mio intento è proprio quello di darvi un riassunto di ciò che sarebbe meglio avere sottocchio i primi giorni, in modo da avere quanto più possibile la situazione sotto controllo, e per non incorrere in attacchi di panico evitabili.

Devo essere sincera, la mia piccolina ha avuto un inizio complesso poiché è nata prima e pesava poco, era molto debole e dormiva sempre raramente si svegliava per mangiare e quando lo faceva si stancava subito, insomma io mi sentivo persa poiché sia l’ospedale che il mio pediatra di base non mi hanno dato indicazioni concrete. Nel frattempo io avevo un esserino di appena 2300Kg tra le braccia che aveva bisogno di me ma io non sapevo esattamente che fare e come muovermi. Quando fortunatamente il pediatra a cui mi sono rivolta (a pagamento) mi ha dato questo elenco, mi si è alleggerito il cuore e sono ritornata a respirare.

Una corretta informazione riveste un’importanza fondamentale per tutelare la salute dei neonati, spesso invece ci si trova soli ad affrontare problematiche fondamentali senza  sapere come comportarsi e a chi rivolgersi. Senza una guida concreta siamo obbligati ad andare ad intuito, ma la qualità della sua vita da adulto, dipenderà tantissimo dal modo col quale il bambino verrà allevato nel 1° anno.

Ecco alcuni consigli e raccomandazioni, recuperate sia attraverso il mio pediatra di fiducia, sia dal Libretto pediatrico USL Imola, che dalla guida del Ministero della Salute, che vi aiuteranno a fare il meglio per lui:

  1. AMBIENTE SERENO

E’ particolarmente difficile mantenere calma e tranquillità quando ancora non si riconosce il pianto del bambino, quando c’è carenza di sonno, senso di impotenza e forse una crisi post parto scatenata dal cambiamento ormonale. E’ importante però sapere da subito che il bambino non ha ancora i sensi sviluppati ma ha invece una particolare empatia che gli permette di percepire la situazione psicologica di chi gli sta vicino, cioè l’umore dei genitori, le loro tensioni, i loro stati d’animo.

Per non entrare in un circolo vizioso è necessario comprendere che la prima cosa di cui ha bisogno un neonato, a parte ciò che gli assicura la sopravvivenza, è un ambiente familiare disteso e sereno.

Questo è assolutamente vero ed è quanto dicono tutti, ciò che non viene detto invece è che i primi giorni sono faticosi e impegnativi e l’ambiente è molto difficile che sia sereno e disteso, non siamo cattivi genitori ma solo persone che si devono abituare a nuovi ritmi e responsabilità, non vi preoccupate trascorsi i primi mesi andrà tutto meglio, l’unica cosa è convincersi che il pianto, che spesso è destabilizzante, è l’unico mezzo a sua disposizione per farsi ascoltare e far capire che qualcosa non va, e chi si prende cura di lui deve imparare a decodificarlo correttamente senza farsi prendere dal panico.

I vizi non esistono, esistono i bisogni.
Sapere che chi lo ama accorre al suo pianto dandogli conforto, è una consapevolezza che il piccolo porterà con sé per tutto il resto della sua esistenza. Il bambino piange normalmente circa 60-90 minuti al giorno durante le prime 3 settimane di vita, nelle settimane successive il pianto può aumentare di 2-4 ore al giorno, poi gradualmente decresce intorno ai 3 mesi di età. I motivi spesso sono: fame, disagio, affaticamento, noia, eccesso di stimoli, caldo, sonno, qualche disturbo o dolore, soddisfatti questi il pianto si placa sempre. Occorre quindi armarsi di tanta pazienza e assecondare quanto più possibile le sue esigenze, ma nel contempo non si deve nemmeno favorire la sregolatezza.

A questo fine vi consiglio, come già per molti argomenti vi ho proposto, di acquistare Il linguaggio segreto dei nenonati di Tracy Hogg che potrete trovare qui. All’interno troverete tutte le risposte per i primi giorni insieme,nello specifico di questo argomento, potrete trovare una guida con le risposte alle varie domande e spiegazioni del pianto nei vari contesti e soprattutto una descrizione dettagliata dei vari tipi di carattere del bambino per conoscerlo più rapidamente e prevenire il pianto stesso . Io lo reputo un acquisto indispensabile come supporto nei primi mesi, alla pari dei pannolini.

  1. ARIA E LUCE

Il sole attiva la vitamina D che è importante per la crescita delle ossa. L’aria e la scoperta di una nuova realtà sono fondamentali per lo sviluppo fisico e cognitivo, pertanto il bambino deve essere portato all’aperto  già  da otto-dieci giorni di vita anche d’inverno, in caso di giornate molto fredde occorrerà semplicemente coprire bene il bambino,il passeggino completerà l’azione termica.

Quando le temperature sono rigide sarebbe opportuno uscire durante le ore più calde della giornata, al contrario nel periodo estivo sarebbe meglio portarlo fuori nelle ore serali più fresche.

Sono da limitare invece le passeggiate in caso di vento forte o se i livelli degli inquinamenti atmosferici della zona dove si risiede sono elevati (perché irritano gli occhi e le vie respiratorie soprattutto nei bambini più piccoli).

Sono da preferire infine i luoghi verdi, tranquilli e lontani da traffico,  evitando invece quelli eccessivamente affollati o dove vi siano persone malate, questo per tutelare la salute del bambino ed evitare infezioni nei primi mesi di vita.

Ricerche attestano che sono sufficienti 20 minuti al giorno di esposizione di mani e viso al sole (senza filtri solari) per avere una produzione sufficiente di vitamina D, ma non sempre questo è possibile soprattutto poiché oggi vengono utilizzati maggiormente creme solari per proteggere la pelle dei nostri pargoli a causa delle modificate condizioni climatiche. Per i primi 3 mesi pertanto occorre integrare con vitamina D e K l’alimentazione del neonato, verrà consigliato direttamente all’ospedale l’integratore appropriato. Successivamente, dopo i primi tre mesi, sarebbe meglio passare alla sola vitamina D fino all’anno di vita, soprattutto nei mesi invernali.

Rinnovare 2-3 volte al giorno l’aria dei locali dove vive il bambino, cercando di mantenere la temperatura a circa 20° e l’umidità relativa a circa 55% -65%. Se non avete un umidificatore basterà mettere sul termosifone o le apposite vaschette o dei panni umidi che evaporando creano l’umidità necessaria. In caso di aria molto secca potete lasciare scorrere per un po l’acqua del bagno o doccia in modo che il vapore saturi l’aria.

  1. ALLATTAMENTO

Per allattare al seno, lavare i capezzoli con abbondante acqua e garze sterili, prima e dopo i pasti. Se il neonato è sano e succhia bene, è opportuno lasciare che si regoli da solo, se staccato precocemente potrebbe non arrivare a succhiare il latte più sostanzioso che esce dopo, essendo il primo più ricco di acqua per rispondere il bisogno di dissetare. Il neonato deve mangiare “tanto da saziarsi e da crescere”. Solo nel caso di dubbio pesare il bambino vestito prima della poppata, attaccarlo e quindi ripesarlo con gli stessi indumenti.

Nei casi in cui il calo ponderale fisiologico supera il 10% o se all’arrivo della montata il lattante  non si è ancora attaccato correttamente, o se la crescita non risulta adeguata è probabile che il vostro pediatra vi consigli di dare un aggiunta di LA.

Se l’aggiunta viene somministrata ad ogni poppata, non si saprà effettivamente quanto mangia il neonato quindi questo metodo non è consigliato in caso di prematuri o neonati con peso molto basso. Una seconda possibilità è quella di tirarsi il latte con un tiralatte, continuando comunque ad attaccare il bimbo al seno per stimolare la montata.

In tal caso sarà opportuno alternare il latte materno (al raggiungimento della dose necessaria) a quello artificiale. Quando l’allattamento al seno non è possibile, va usato latte in polvere almeno fino ai 6 mesi di età del bambino (Formula 1). Successivamente è preferibile continuare con un latte di “proseguimento” (Formula 2), liquido o in polvere, per tutto il primo anno di vita.  In caso di bambini con esigenze particolari si possono scegliere le formule speciali (ad esempio formula 0 per bambini prematuri).

Come sottolinea il pediatra Alberto Ferrando nel suo libro Come nutrire mio figlio che potrai trovare qui, “non ci sono prove scientifiche che evidenziano benefici o svantaggi di un latte rispetto ad un altro”, pertanto non temiate di fare danni cambiando il latte o credere di dover chiedere al pediatra. Consiglio molto questa lettura poiché affronta il tema dell’alimentazione in tutte le età pediatriche, compresa l’adolescenza, ma focalizza l’attenzione sui primi 1000 giorni di vita, periodo fondamentale per dare al bambino corrette abitudini alimentari e prevenire malattie nell’età adulta

Vi dico subito che l’80% dei genitori cambia almeno una volta la marca del LA. Il latte in formula può facilmente causare diarrea, stitichezza, coliche, reflusso e potrete trovarvi facilmente nella situazione di dover cambiare diverse volte marca del latte prima di trovare quello più adatto per il piccolo .Ogni bimbo è a se, adattatevi alle sue esigenze.

Le differenze fra i vari tipi di latte sono minime e dovrebbero essere proposte in base alle caratteristiche del neonato (pretermine, nato con cesareo, ecc.)ma sono davvero rari i pediatri che fanno un analisi attenta in base alle diverse esigenze , molto più comunemente anche loro hanno delle preferenze e delle abitudini quindi se il neonato non ha necessità particolari andate pure in farmacia ad acquistare il neolatte che è uno dei meno cari.

Uno schema classico prevede come numero dei pasti, fino al terzo mese del bebè 6 pasti  che orientativamente possono coincidere con 6 -9.30 – 13 – 16.3 – 20 – 23.30;

intorno al quarto mese si passa a 5 pasti: 6 -10 -14 -18 -22;

solitamente all’inizio del quinto si passa ai 4 pasti: 7.30 – 11.30 – 16.00 – 20.00

e al 6 si ridurranno a 2 con l’inizio dello svezzamento.

Indicativamente le dosi da seguire sono quelle sulle confezioni di latte ma per chiarire meglio riporto la tabella dell’ospedale per il primo mese, questa nel caso di vi trovaste in emergenza e foste in panico per sapere quanto latte preparare se l’allattamento al seno risultasse insufficiente:

ml per pasto 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120
Giorni di vita 3 4 5 6 7 8 9 10 15 20 30

Il fabbisogno è calcolabile con la seguente formula: q=(160 x p) /n

Dove q è la quantità di latte per pasto, espressa in ml, p è il peso del bambino in kg e n il numero dei pasti giornalieri. 160deriva dal fabbisogno calorico del bambino in riferimento calorico del latte, in ogni caso se il bambino dovesse essere affamato non superare q=(200 x p) /n.

Dopo la poppata è consigliare tenere il neonato in posizione eretta per circa 15-20 minuti.

Per maggiori dettagli ho scritto un articolo dedicato a questo qui ->

  1. PESO

Pesare il bambino nudo appena dimesso dall’ospedale (per rapportare i pesi successivi alla stessa bilancia). In seguito sarebbe meglio pesare il neonato nudo, una volta a settimana, a digiuno e prima della stessa poppata.

La mia è nata d’inverno e odiava il freddo, ogni cambio era un’incubo sino a che non ho acquistato una stufetta ma il momento bilancia non è mai stato il suo preferito. Visto il suo rapporto con il freddo io mi comportavo come segue:

La pesavo nella fase di cambio da un abbigliamento all’altro e pesavo prima il cambio che le avrei fatto indossare (pannolino pulito, body, e tutina), la cambiavo e la pesavo vestita, dopodichè a quel peso sottraevo il peso degli indumenti pesati in precedenza ottenendo il peso corretto.

Con il controllo della crescita settimanale si ha la migliore valutazione dello stato di salute del bambino; la crescita media è di 150-200 grammi ogni 7 giorni nei primi 3 mesi.

Tenere presente che nella prima settimana di vita esiste un calo di peso definito fisiologico, corrispondente circa al 5%-6% del peso alla nascita ma si ritiene normale fino al 10%, nella seconda settimana recupera tale peso e a partire dalla terza comincia l’aumento vero e proprio.

  1. MONCONE OMBELICALE

Moltissime mamme mi hanno riferito di non sentirsi a proprio agio ad effettuare questa operazione. Prevalentemente le ragioni di questo disagio sono riconducibili a due: un po’ perché impressionabili, e per questo non c’è rimedio a parte il pensiero di base di aiutare il proprio piccolo, un po’ per paura di fargli male, e su questo invece mi sento di tranquillizzarvi.

Non correte alcun rischio di arrecare dolore se procedete con cautela inoltre è un operazione più semplice di quanto si immagini.

Per medicare il moncone sono necessarie solo delle garze sterili da avvolgere attorno al moncone in modo che rimanga sempre ben asciutto, e una benda per bloccare il tutto da avvolgere alla vita del neonato, non serve nient’altro, utilizzare antibatterici o disinfettanti potrebbe rivelarsi addirittura controproducente e ritardare il distacco.

In commercio vendono Kit già così composti  che potrete trovare qui, ma nel caso si avessero già a casa delle comunissime garze si possono tagliare lungo la metà di un lato fino al centro, in questo modo si può infilare l’ombelico nel taglio della garza stessa.

La medicazione è da cambiare almeno 3 volte al dì, e comunque ogni volta che viene accidentalmente bagnata, fino alla caduta. Fate attenzione quindi quando lo lavate o quando lo cambiate, la mia piccolina durante il cambio del pannolino lo ha bagnato diverse volte.

È possibile che alla base si formi un po’ di secrezione non vi preoccupate e procedete normalmente, solo qualora l’odore della secrezione non fosse buono, o se l’emanazione fosse tanta ci sarebbe la necessità di disinfettare la zona con gli stessi prodotti che si utilizzano dopo la caduta del cordone stesso cioè con Acqua Ossigenata o Eosina al 2%, sino alla completa guarigione, che di solito avviene entro una settimana.

Non preoccuparsi se, caduto questo, l’ombelico è sporgente, rientrerà col tempo spontaneamente senza necessità particolari, ricordate invece che il mancato distacco del tralcio del cordone ombelicale, dopo 15-20 giorni, o la presenza d’infezioni ombelicali o peri-ombelicali richiedono l’intervento e le cure di personale sanitario specializzato.

  1. BAGNO

Dopo che l’ombelico sarà guarito perfettamente, effettuare il bagno almeno 2/3 volte a settimane per passare poi a tutti i giorni, se il bambino sembra soddisfatto. La temperatura ottimale per il bagno è 36-37°.

Utilizzare sapone neutro o amido di riso, il ph di saponi quotidianamente potrebbe creare fastidi alla pelle delicata.

Lo scopo del bagno, al di là dei bisogni di pulizia, è anche quello di attivare la circolazione sanguigna della pelle e la traspirazione.

Così, dopo il bagnetto, non è assolutamente indispensabile applicare creme o latte idratante sulla pelle del bambino ma volendo si può effettuare un massaggio rilassante utilizzando l’olio di mandorle puro e biologico.

Anche durante il cambio del pannolino non è necessario adoperare creme, soprattutto quelle a base di ossido di zinco che si dovrebbero utilizzare solo in caso di reale necessità, pertanto solo qualora il sederino fosse irritato.

  1. CAMBIO

Questa è senz’altro la pratica che si svolge più spesso ed è inoltre la prima che ci si trova a dover affrontare.

Nei primi giorni dopo la nascita il bambino va generalmente cambiato e lavato molto spesso, in rapporto alla frequenza dei suoi bisogni poiché le feci, le urine, il sudore sono irritanti per la pelle e il loro contatto potrebbe essere dannoso e portare ad irritazioni.

Detto questo va seguita anche una regola del buon senso, se il bambino dorme e ha fatto la pipì non occorre svegliarlo.

Vi consiglio nei primissimi mesi di effettuare il cambio prima di farlo mangiare per un duplice motivo il primo per evitare spiacevoli reflussi di latte, il secondo deriva dal fatto che il più delle volte si addormenterà subito dopo aver poppato. E’ però anche vero che spesso, soprattutto se allattati al seno, questi defecheranno dopo il pasto in tal caso sarà opportuno cambiarli anche dopo.

Man mano che il bimbo crescerà, e rimarrà sveglio più a lungo, potrete slittare il cambio.

Il fasciatoio per comodità sarebbe meglio posizionarlo in bagno per agevolare la pratica ed evitare di andare in giro con un neonato nudo e urlante per la casa, soprattutto d’inverno. Ma per chi non ha spazio in bagno come la sottoscritta non ci sono molte alternative allora vi consiglio di mettere una stufetta vicino al fasciatoio che lo terrà al caldo.

Ad ogni cambio il bambino dovrebbe essere lavato con acqua nel lavandino del bagno, tenendolo in braccio a pancia in giù e ben appoggiato sul braccio di sostegno, mentre viene deterso e risciacquato con l’altra mano.

Non è necessario che il piccolo stia a penzoloni, quando e se vorrà ,per sentirsi più comodo potrete fargli appoggiare i piedini al lavandino.

Verificate sempre prima che l’acqua corrente sia tiepida e dopodiché asciugate subito il piccolo,  l’umidità fa proliferare i germi.

Per quanto riguarda le bambine, per evitare che eventuali fonti d’infezione passino dall’ano alla vagina, sarà opportuno lavarle e asciugarle allargando le grandi labbra e procedendo dal davanti al dietro, per le mamme dovrebbe essere una prassi normale, niente di nuovo, occorre quindi solo avvisare i papà. Inoltre per quanto riguarda le bambine, nel corso delle prime settimane dopo la nascita, è bene sapere che possono essere frequenti delle secrezioni vaginali biancastre (conseguenza dell’effetto di ormoni materni ricevuti attraverso la placenta nel corso della gravidanza, ma nel volgere di 15-20 giorni esauriscono i loro effetti), ma non è assolutamente opportuno tentare di rimuoverle dall’interno.

Nei maschietti il prepuzio è spesso aderente al glande, ma nelle delicate manovre di detersione del pene non è opportuno cercare di scoprire del tutto il glande con manovre di stiramento verso il dietro del prepuzio inoltre in attesa del distacco del cordone ombelicale, il pene dovrebbe essere rivolto verso il basso, nel tentativo di evitare che, facendo la pipì, il piccolo lo bagni.

Infine quando si asciuga è bene fare attenzione alle pieghine dello scroto, dove possono rimanere residui di feci.

Detto ciò è ovvio che per occorre eliminare le feci prima del lavaggio.

Io mi sono attrezzata con delle salviette umidificate al 99.9% composte d’acqua e 0.1% estratti di frutta. Ve le consiglio perché essendo naturali anche in caso foste fuori casa non avreste problema di irritazioni o problema alcuno, le potete trovare qui. Inizialmente utilizzavo i quadrotti di cotone ma occorreva bagnarli (dovevo riempire una ciotola d’acqua da cambiare dopo ogni lavaggio, non essendo vicino al lavandino, alche a parità di prezzo ho preferito orientarmi sulle salviettine umide e i quadrotto rimasti li utilizzo per struccarmi).

  1. OCCHI

La pulizia degli occhi deve essere eseguita giornalmente, con soluzione fisiologica e garze sterili. La garza deve essere passata delicatamente lungo la palpebra del bimbo, dalla rima interna verso l’esterno, cercando di rimuovere tutti i residui di secrezione lacrimale.

  1. ORECCHIE

La pulizia dell’orecchio del neonato si limita al padiglione esterno e all’accesso del condotto uditivo, ricordandosi di non utilizzare cotone idrofilo (cotton-fiock) o altro materiale estraneo all’interno del condotto, in quanto il piccolo, reagendo a stimoli dolorosi o fastidiosi, potrebbe improvvisamente effettuare bruschi movimenti del capo con conseguenti lesioni del timpano.

Per la pulizia delle orecchie è sufficiente che il neonato appoggiato al braccio del genitore, stia immerso nell’acqua così che il livello raggiunga le orecchie in modo da far entrare vapore. Questa posizione provoca lo scioglimento del cerume.

Quello che compare alla vista si toglie semplicemente piegando una garza sterile attorno al dito ed effettuare la pulizia, in alternativa è possibile arrotolare un po’ di garza imbeverla nella fisiologica e successivamente pulire l’accesso del condotto. Personalmente pulisco al termine del bagnetto con gli angoli dell’asciugamano.

  1. NASO

La pulizia del naso dovrebbe essere effettuata prima di ogni pasto, anche per la pulizia interna del naso, si raccomanda di non usare corpi estranei, ma tutt’al più l’instillazione di qualche goccia di soluzione fisiologica per narice.

E’ bene effettuare una volta al giorno e nel caso di naso chiuso è fondamentale prima di ogni pasto e comunque ogni volta sia necessario.

In caso di naso chiuso indispensabile è associare lavaggi nasali per liberare le vie respiratorie, con 5 ml (se il bimbo ha meno di 12 mesi) con 10 ml (se ha tra 12 mesi e 3 anni) di fisiologica preferibilmente scaldata ( sotto acqua calda ) a 37° (temperatura corporea) e solo qualora risultasse necessario procedere con la pulizia tramite aspiratore nasale.

In caso di tosse grassa potrebbe essere utile effettuare l’aerosol con acqua ipertonica dopo i lavaggi e prima della pappa. Vi consiglio di preparare tutto prima o tenerlo direttamente accanto al fasciatoio. Io glielo lavo la sera dopo il bagnetto che con i suoi fumenti ha già espletato una funzione ammorbidente e fluidificante. La procedura da seguire è la seguente:

  • Aspirare nella siringa la quantità di soluzione fisiologica prevista per l’età e lasciare l’ago nel flacone di fisiologica
  • Riscaldare la siringa sotto acqua calda per circa 10-15 secondi
  • Adagiare supino il neonato con il capo ruotato da un lato e posizionare la siringa all’ingresso della narice superiore, direzionata verso l’orecchio dello stesso lato.
  • Svuotare tutta la siringa, esercitando sul pistone una pressione continua e lenta. La soluzione fisiologica fuoriesce solitamente dalla narice inferiore, trascinando con sé le secrezioni.Esistono in commercio dei particolari cappucci ( Nasal Washing Cup) che si applicano alla siringa così da tappare bene la narice ed evitare che l’acqua rifluisca giù per la stessa per gravità. Se la posizione è corretta, la soluzione non raggiunge la gola e non provoca fastidio. Ripetere sul lato opposto.
  • Un altro metodo se non riuscite a tenere fermo il piccolo e può essere tenuto in braccio, è posizionarlo lateralmente con la sua testa più in basso rispetto al piano delle sue spalle. Potrebbe essere il caso di farsi aiutare dal proprio marito/compagno.
  • Non è necessario utilizzare un aspiratore nasale a meno che il bimbo non sia molto raffreddato.
  • Lavare la siringa sotto acqua corrente e riposizionarla nell’ago connesso al flacone di fisiologica.
  1. UNGHIE

Aiutooo…tagliare le unghie, che lavoraccio!!!

Il problema non è tanto l’operazione in se ma il momento migliore per farlo.

Dopo il bagnetto, è sicuramente il momento ideale perché queste si saranno ammorbidite con l’acqua ma consiglio di farlo una volta che il piccolo si sia addormentato, prima per me è quasi impossibile perché la mia piccolina ferma non ci sta, inoltre se non si vuole rischiare che si svegli è meglio farsi dare l’aiuto di qualcuno prima mi metterlo nella culla.

Sono in molti però i neonatologi che oggi raccomandano di attendere dalle tre alle quattro settimane prima di tagliare le unghie del bebè per evitare il rischio di infezioni.

Qualora le unghie dovessero apparire davvero troppo lunghe e il piccolo dovesse graffiarsi molto si potrà intervenire delicatamente con le apposite limette di carta. Passate le primissime settimane si potranno utilizzare le apposite forbicine dalla punta arrotondata: il profilo delle unghie delle mani segue la curvatura del polpastrello delle dita, mentre quello dei piedi è più lineare, conservando l’angolatura alle estremità e avendo cura di non tagliare mai le unghie troppo corte

  1. FECI

Per i primi due/tre giorni di vita, il neonato emette delle feci particolari, che prendono il nome di meconio. Sono di colore verde-nerastro e di consistenza un po’ appiccicosa. All’ospedale mi hanno spiegato che è molto importante che cominci a essere emesso nelle prime 24 ore di vita del bambino poiché un’emissione tardiva, potrebbe essere il segnale di qualcosa che non va .

L’aspetto delle feci va esaminato secondo le loro molteplici proprietà: la consistenza, il volume, la composizione, il colore, l’odore, la forma, la quantità, la frequenza di evacuazione.

Il numero di evacuazioni al giorno è molto variabile, si può considerare normale sia la scarica dopo ogni pasto, specialmente con il latte materno, sia una scarica ogni 2-3 giorni (LA).

Se il neonato prende il latte materno, le sue feci avranno un colore giallo (ocra o becco d’oca) e una consistenza cremosa o tendente al liquido. L’odore non è cattivo e tendenzialmente acidulo. A volte possono essere presenti dei granuli biancastri di caseina. In caso di allattamento con latte in formula la colorazione potrebbe essere invece verdastra anziché gialla.

E’ necessario invece avvisare il pediatra in caso di feci di colore rosso (potrebbe essere indicativo della presenza di sangue fresco) di colore nero (potrebbe essere indicativo della presenza di sangue digerito) o di colore molto chiaro o addirittura bianco (potrebbe essere indicativo di ostruzione biliare).

  1. NANNA

Per prevenire la sindrome della morte improvvisa infantile (Sudden Infant Death Syndrome – SIDS), conosciuta anche come morte in culla, che consiste nel decesso improvviso del bambino (picco è fra i 2 e 4 mesi di età, soprattutto nel periodo invernale; è più rara dopo i 6 mesi, eccezionale nel primo mese,ma l’attenzione va mantenuta alta fino al tutto il primo anno), si consiglia di rispettare le seguenti regole:

Il bambino deve essere messo a dormire in posizione supina (a pancia in su) sin dai primi giorni di vita. Anche se quando comincerà a girarsi da solo lo troverete spesso prono o laterale.

La condivisione del letto dei genitori (bed sharing) non è consigliata. Il bimbo dovrebbe dormire in culla o nel lettino, meglio se nella stanza dei genitori per tutto il primo anno.

L’ambiente non deve mai essere eccessivamente caldo. La temperatura ambientale dovrebbe essere infatti mantenuta attorno ai 18-20 gradi. Da evitare anche l’eccesso di vestiti e di coperte pesanti che possono far sudare eccessivamente il piccolo.

Il materasso deve essere della misura esatta della culla/lettino e non eccessivamente soffice. Nell’articolo “da culla a lettino” troverete tutte le indicazioni di un lettino sicuro

Va evitato di far dormire il bambino sopra divani (anche per il pericolo di cadute), cuscini imbottiti, trapunte o comunque avendo vicino oggetti soffici quali giocattoli di peluche o paracolpi per evitare anche il pericolo dell’ingestione di corpi estranei.

Il bambino deve essere sistemato con i piedi che toccano il fondo della culla o del lettino, oppure arrotolare una coperta per restringere la lunghezza della culla in modo che non possa scivolare sotto le coperte;

Va evitato l’uso del cuscino almeno fino ai 18-24 mesi, momento in cui mediamente il bambino dalla culla inizierà a dormire su un materasso “normale” o in un materasso per bambini, comunque con un grado di morbidezza molto elevato. I cuscini per adulti sono ideati per fornire un supporto a testa e collo, un bambino non ha le stesse proporzioni fra le dimensioni di testa e spalle. In caso di reflusso posizionare il cuscino sotto al materasso.

L’ambiente deve essere libero da fumi, quindi non si deve fumare e soprattutto bisogna evitare che altri fumino in casa.

L’uso del succhiotto durante il sonno, può avere un effetto protettivo, in ogni caso va proposto dopo il mese di vita (per non interferire con l’inizio dell’allattamento al seno) e sospeso possibilmente entro l’anno di vita (per evitare che disturbi il buon sviluppo dei denti).

  1. MALANNI

E’ utile sapere che solitamente un bimbo in salute, durante i primi mesi non si dovrebbe ammalare poichè ha ancora in corpo le difese immunitarie della madre.

Nei primi mesi è quindi raro che il lattante presenti febbre, se non post vaccinale o da disidratazione quando vi è caldo eccessivo, (distinguibile dal solo caldo poiché in quest’ultimo caso la pelle è secca, in caso di febbre fredda e umida) mentre è comune intorno all’anno di vita.

Raffreddore, otite, virus intestinali, virus influenzali, congiuntivite potrebbero presentarsi mentre esistono alcune patologie tipiche della primissima infanzia (sotto ai 2 anni), tra le più diffuse: la Mani, piedi, bocca, la Quinta e la Sesta malattia.

Non sono da considerarsi malattie:

il vomito o il rigurgito o il reflusso, quest’ultimo riconoscibile attraverso comportamenti come ruminazione, inarcamento del busto e del collo all’indietro, tensione delle gambe, non sono rilevanti se non vi è perdita di peso;

il colorito giallastro (ittero fisiologico) che può durare, specie nei bambini alimentati al seno, anche per 15 – 20 giorni;

la cianosi delle mani e dei piedi se vi è un normale colorito roseo del volto e del corpo.

La dermatite da pannolino, più frequente in estate, si riconosce per la comparsa di eritemi sulle aree di decubito del pannolino, in tal caso è utile sciacquare la pelle con acqua e bicarbonato o lavarlo con amido di riso successivamente applicare una crema adeguata all’ossido di zinco pasta o pomate alla Calendula e Camomilla. Nel caso anche con l’applicazione delle creme specifiche l’eritema non dovesse guarire risulta essere indispensabile la visita del pediatra che dovrà valutare se vi è una possibile infezione da candida e nel caso, prescrivere una cura con farmaci sotto forma di crema antimicotica .

Il Mughetto, cioè l’infezione da Candida sulla lingua, sul palato e sulle guance si elmina con semplici sciacqui di acqua e bicarbonato e con l’applicazione di antimicotici in gel dopo le poppate.

Le coliche si manifestano con crisi di pianto inconsolabile, accompagnato da agitazione, arrossamento del volto, flessione degli arti inferiori verso l’addome, possibile emissione di gas e probabile ricerca del seno materno come tentativo di consolazione. Per distinguere le coliche dagli altri episodi di pianto, si applica comunemente la regola del tre formulata da Wessel nel 1954, sarebbe affetto da coliche un lattante soggetto a episodi di pianto della durata di più di tre ore al giorno, con una frequenza di almeno tre giorni alla settimana e da almeno tre settimane consecutive. Il più delle volte le coliche sono manifestazioni del tutto fisiologiche, talvolta, invece, potrebbero essere espressione di intolleranze. Attaccare il bambino al seno potrebbe essere una soluzione efficace nell’immediato ma nel contempo aumenterebbe le coliche, sarebbe utile invece coccolarlo e dondolarlo a pancia in giù o fargli un massaggio in senso orario attorno all’ombelico. Nel caso in cui le coliche fossero molto frequenti e disturbanti, il vostro pediatra potrebbe consigliarvi un preparato, sia esso naturale o farmacologico.

La diarrea è la frequente emissione di feci non formate o liquide. Nel neonato allattato artificialmente, si parla di diarrea quando nella giornata è presente un numero di scariche superiore a 4 – 6, con feci poco formate o liquide: entrambe le caratteristiche, numero delle scariche e consistenza delle feci, devono coesistere per poter parlare di diarrea, è inoltre da valutare se il piccolo si scarica in modo differente dal solito, elemento fondamentale, specialmente nel caso di allattamento al seno, con scariche abitualmente molto frequenti. Nel caso di diarrea sarà necessario reidratarlo.

La stitichezza è definita tale quando evacua ogni 3-4 giorni feci dure e secche, tipo palline, con intenso sforzo, provando evidente fastidio e, a volte, anche dolore durante la defecazione. In tal caso è consigliabile il terzo giorno stimolare il bambino per aiutarlo a liberarsi.

La febbre, considerata tale sopra i 37.5 °, ha lo scopo di creare condizioni sfavorevoli alla vita di virus e batteri, se non causa toppi disagi non è opportuno contrastarla nel corso di una malattia infettiva, soprattutto quando non supera i 38 °C, quindi l’usi antipiretici è consigliato con temperature superiori ai 38/38.5°C ascellari, ovvero ai 38.5/39°C rettali o auricolari. Il farmaco abbassa la febbre dopo circa 1 ora, e la sua efficacia persiste di solito per 4-5 ore. Per favorire la naturale evoluzione della febbre, prima di tutto è importante non coprire eccessivamente il bimbo per consentire al corpo di disperdere il calore, perciò ad una temperatura ambientale di 19- 21°C lasciamo pure il piccolo con una leggera tutina di cotone, oppure semplicemente con il body se la febbre è sopra i 39°C. Evitate di misurare la temperatura alla sera, perché in genere è più alta di un grado; vicino ai pasti o dopo avere bevuto liquidi molto caldi o freddi (lasciare trascorrere almeno mezz’ora); inoltre non misurare la temperatura appena il bambino si è svegliato ed è ancora coperto. Le Linee Guida raccomandano di somministrare l’antipiretico in gocce o sciroppo, in quanto l’assorbimento è più costante ed è possibile maggiore precisione nel dosaggio, che deve essere sempre calcolato in base al peso corporeo e non in base all’età del bambino. Le supposte vanno utilizzate solo se, oltre alla febbre, è presente vomito o altre condizioni che impediscano l’impiego di farmaci per via orale sia perché sono sgradevoli per il bambino sia perché possono causare effetti collaterali, dal momento che si tende al sovra dosaggio.

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  1. RAPPORTI CON IL PEDIATRA

Eseguire la prima visita di controllo entro i primi 15 giorni di vita, successivamente ogni mese fino al compimento del primo anno di vita. Sono particolarmente raccomandati i bilanci di salute alle seguenti età, da eseguirsi preferibilmente prima dell’esecuzione delle vaccinazioni. Dopodichè recarsi del pediatra in caso di:

• Vomito e/o diarree ripetuti;
• Reflusso con perdita di peso o segni debilitanti, potrebbero se non curati portare ad un esofagite.
• Febbre se il bambino ha meno di 28 giorni di vita, le Linee Guida raccomandano che il neonato febbrile venga portato subito in ospedale, per l’elevato rischio di patologia, se invece si tratta di lattante, cioè bambino dalle 4 settimane compiute fino al compimento del dodicesimo mese di età, è necessario farlo visitare in giornata dal pediatra. In ogni caso è bene rivolgersi rapidamente al pediatra se il lattante ha la febbre per più di 24 ore, piange in maniera inconsolabile, rifiuta completamente il cibo o assume un comportamento inusuale
• Ittero oltre il primo mese.
• Cianosi (colorito bluastro della cute) diffuso e persistente anche se il neonato non piange;
• Crescita lenta (se dopo ave adottato le necessarie misure di alimentazione il lattante continua a non crescere oppure cala di peso, pur assumendo una quantità sufficiente di latte, potrebbero esserci problemi di assorbimento intestinale o malattie infettive )
• Rifiuta il latte per 3 – 4 poppate consecutive (potrebbe essere presente qualche problema metabolico ma la causa più frequente è generalmente un ‘infezione come cistite, otite, rinofaringite.
• Aumento della frequenza respiratoria ( compie più di 40 atti respiratori in un minuto. oppure il suo ventre quando respira si svuota completamente, oppure le sue narici si dilatano durante la respirazione, si tratta sempre di segni importanti che potrebbero anche essere legati a malattie dell’ apparato respiratorio .
• La tosse è sintomo insolito nel neonato; pertanto quando è presente, onde scongiurare il pericolo di una pertosse.
• Se un neonato appare eccessivamente irritabile oppure troppo tranquillo e sonnolento rispetto alle proprie abitudini.
• Pianto insistente, se un bambino, messo a proprio agio, continua piangere insistentemente è meglio consultare il medico.
• Oliguria. Un neonato può stare anche 12 o 24 ore senza urinare. Questo succede più facilmente se il clima o l’ambiente sono molto caldi, comportando una perdita di liquidi con il sudore e una ridotta formazione di urine, ma è sempre meglio informare il pediatra se il neonato bagna meno di 6 pannolini al dì.

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